Mercoledì 22 aprile, ore 18:00
Paolo Giordano
riflette su Infinite Jest di David Foster
in conversazione con Claudio Pagliara
Siamo lieti di ospitare Paolo Giordano, tra le voci più significative della narrativa contemporanea, che ci accompagna con le sue opere in un viaggio tra emozioni, relazioni umane e riflessioni profonde sul nostro tempo. Sarà un’occasione preziosa per ascoltarlo dal vivo, conoscere il suo percorso creativo e approfondire i temi che animano la sua scrittura.
Giordano è il secondo autore protagonista di Inkwaves, la serie letteraria ideata dall’Istituto Italiano di Cultura di New York in collaborazione con l’agenzia letteraria Alferj. Fedele allo spirito di Inkwaves—dove la scrittura si muove tra lingue, tradizioni e mondi interiori—la serie crea un dialogo tra scrittori italiani e americani, ciascuno invitato a riflettere su un libro dell’altro Paese che ha profondamente segnato il proprio lavoro e la propria vita.
Paolo Giordano ha scelto Infinite Jest di David Foster
MOTIVAZIONE SCELTA Infinite Jest di David Foster
Paolo Giordano: “Mi ricordo tutto del periodo in cui ho letto Infinite Jest per la prima volta. Dove l’ho acquistato, l’estate in cui lo portavo con me dappertutto, il sovraccarico sensoriale. Avevo diciannove anni e prima di allora non avevo mai avuto un’esperienza di lettura così totalizzante. Né avevo mai pensato che la letteratura potesse essere sul serio divertente. Il che mi ha portato, poco tempo dopo, ai miei primi tentativi di scrittura. Sì, devo molto a David Foster Wallace e a Infinite Jest, più di quanto mi è possibile esprimere”.
Bio

(Photo di Pierluca Esposito)
Paolo Giordano è nato a Torino nel 1982. Ha un dottorato in fisica ed è autore di cinque romanzi: La solitudine dei numeri primi (Mondadori 2008, Premio Strega e Premio Campiello Opera Prima), Il corpo umano (Mondadori 2012), Il nero e l’argento (Einaudi 2014 e 2017), Divorare il cielo (Einaudi 2018 e 2019) e Tasmania (Einaudi 2022, Premio della Lettura).
Per Einaudi ha pubblicato anche i saggi Nel contagio (2020) e Le cose che non voglio dimenticare (2021). Ha scritto per il cinema (Siccità, We Are Who We Are) e il teatro (Galois, Fine pena: ora).
Collabora con il «Corriere della Sera».
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